Southern Island ~ Pokemon Community: Credevo Di Essere In Harry Potter, Ma Sono Caduta In Beautiful! - Southern Island ~ Pokemon Community

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Credevo Di Essere In Harry Potter, Ma Sono Caduta In Beautiful! Gioite! Finalmente libera al 100% da vampiri e folleti vari!

#1 L   Eleninetales 

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Icona messaggio  Scritto 15 gennaio 2010 - 08:01

CAPITOLO 1- Cominciamo Bene!

L'ultimo sole di settembre filtrava dalla finestra, illuminando come una pioggia di brillanti che danzavano dolcemente i granelli di polvere smossi dal rientro degli studenti sui banchi. Era il primo giorno di lezione al Angel's College.

Alyssa appoggiò la testa sul banco. Le mancavano di già i suoi amici... Era in quel dannatissimo collegio da due giorni e già le sembrava di soffocare.

Si era lasciata convincere dai suoi genitori, anglofili cronici, che sarebbe stata un'esperienza fantastica e che avrebbe conosciuto moltissimi nuovi amici. Non le avevano spiegato però che era una scuola d'élite, affollata da figli di potenti politici, manager e altri VIPs del genere.

Ovviamente, appena arrivata era stata messa in un angolino ed elegantemente ignorata. Aveva passato la sua prima serata di permanenza a guardare questa creme de la creme studiarsi, mentre ciascuno cercava di capire quale fosse l'amicizia migliore per scalare i gradini sociali.
L'unica nota positiva era stata la sua stanza, risultata molto più grande di quella di casa sua e dotata di un comodissimo letto matrimoniale a baldacchino.

Una serie di risate esplose all'ingresso dell'aula e Alyssa si voltò per scoprirne l'origine. Un gruppo di splendidi ragazzi rideva in modo sofisticato e gioioso. I loro denti perfettamente bianchi splendevano di una luce quasi fosforescente, mentre le spalle si muovevano a ritmo della risata collettiva. Alyssa distolse lo sguardo. Con rabbia, si chiese come facessero ad essere così perfetti.

“Ciao, é libero questo posto?”
Sembrava una normalissima ragazza. Era alta, snella ma non troppo magra, con un viso leggermente a cuore incorniciato da un caschetto castano chiaro ed esaltato da un paio di grandi occhi color nocciola.
“Certo, accomodati pure!” invitò Alyssa sfoggiando il suoi sorriso più ampio.
“Grazie al cielo... Sai,sono arrivata stamattina e i ragazzi hanno già formato i loro gruppetti ieri sera... mi ci vorrà un po' di tempo prima di riuscire ad inserirmi.” poi aggiunse “ Pensavo di essere l'unica a non conoscere nessuno!”

Alyssa digrignò i denti silenziosamente “Beh, piacere! Io sono Alyssa.” Le porse la mano e la ragazza la strinse con foga. “Io sono Irma... Ma come mai sei qui da sola?”

“Ah, sai, Io sono figlia di Nessuno, quindi...” rispose in tono amaro. Sorprendendosi, Alyssa vide Irma rabbuiarsi “Odio quando fanno così... non capiscono il principio che qui tutti sono uguali.”
“non saremo mai uguali...” sospirò Alyssa “... a meno che non diventi una Gnocca da Paura. Al momento sono a buon punto. Sono arrivata alla Paura.”
“Non è vero, sai carina!” Contestò Irma
Alyssa stava per ribattere, ma in quel momento entrò la professoressa e invitò tutti a sedersi.
Le ragazze si dovettero rassegnare a seguire la lezione.

#2 L   Eleninetales 

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Scritto 15 gennaio 2010 - 11:03

*VAI COL SECONDO!*


CAPITOLO 2 – AMMAZZA CHE BOTTA!

L'Angel's college sorge nei pressi del villaggio di Newcompton. E' un'imponente struttura neogotica, dotata di tutte le più moderne installazioni, come piscine, campi da tennis, campi da calcio e possiede perfino una pista di pattinaggio su ghiaccio coperta. Nonostante i vari negozietti in paese, gli studenti possono trovare quasi tutto ciò di cui hanno bisogno proprio all'interno della scuola. La biblioteca della scuola è la più grande d'Inghilterra e l'infermeria è estremamente efficiente ed organizzata.
Era proprio l'infermeria il luogo verso il quale Alyssa si stava recando. Le doleva la testa da morire: due ore di matematica e due di letteratura italiana erano decisamente troppe per lei.
Stava percorrendo il corridoio a testa bassa, ben intenta a sbrigarsi per arrivare e poter stringere fra le mani una scatola di Aspirine. Le mancava un'ora di storia prima della pausa pranzo e poi la aspettavano quattro ore di studio sorvegliato, che avrebbe passato a gustarsi un bel libro, visto che non era ancora soppressa da un'imponente mole di compiti.
Aveva già deciso che avrebbe letto un fantasy. Almeno lì perfino le contadine potevano essere elevate a grado di regine e le adolescenti frustrate avevano la possibilità di divenire eroine.

Sempre a testa bassa, svoltò l'angolo, andando a sbattere contro qualcuno e finendo a terra battendo il didietro.
Il “Qualcuno” scoppiò a ridere. Alyssa alzò la testa e fissò negli occhi il tipo. Aveva tutta l'intenzione di esprimere una lunga sequela di insinuazioni su sua madre e la sua stirpe, ma lui la precedette
“Ehi, ti sei fatta male?” “No, sono seduta a terra perché devo raffreddarmi il sedere!” Il tipo rise di nuovo. “Mi dispiace, ma sei tu che mi sei venuta addosso! Vuoi che ti aiuti a rialzarti?” “Noooo, guarda, sto comodissima qui, non ti preoccupare!” rispose lei irata. Il ragazzo scosse le spalle sorridendo e le tese la mano. Mentre Alyssa la prendeva e si faceva aiutare le disse “ Beh, non mi sembra di conoscere il tuo nome... io mi chiamo Sano” “Alyssa”. Sano non lasciò la mano di Alyssa.
“Stavi andando da qualche parte?” “Si, in infermeria.” Lui sorrise. Alyssa pensò che il ragazzo sorridesse un sacco... magari lo faceva più per abitudine che per divertimento vero “Non credo che tu ti sia fatta veramente così male!” “Effettivamente, è colpa di Dante e della Combriccola degli Straordinari Matematici.” “Mal di testa da record, eh? Dai, ti accompagno!

Stavano camminando fianco a fianco quando tre ragazzi incrociarono la loro strada. Passarono accanto a loro, apparentemente come se lei e Sano fossero invisibili. Ma non fu così per il ragazzo.
Sano seguì con lo sguardo pieno di desiderio il gruppetto. “C'è qualcosa che non va?” buttò lì Alyssa. “No, nulla” rispose lui, per la prima volta senza sorriso. C'era qualcosa nei suoi occhi azzurri, così tristi all'improvviso. La ragazza provò allora a cambiare discorso “Beh, comunque hai un nome... decisamente esotico!” “Mia madre è giapponese, e i miei hanno deciso che se ero maschio il nome me l'avrebbe dato mamma. Sembra strano ma è così”
Alyssa lo guardò meglio. Aveva i capelli biondo chiaro e gli occhi azzurri, ma, effettivamente, la loro forma era quasi a mandorla. Alto circa 10 cm più di lei e abbastanza muscoloso, era un tipo che senza alcuna difficoltà si sarebbe potuto definire sexy. Un tipo così avrebbe dovuto essere presidiato dalle ragazze giorno e notte. Eppure era solo. Nessuno lo salutava per i corridoi, le ragazze che incontravano non lo guardavano nemmeno.
Alyssa stava ancora riflettendo sul perché, quando arrivarono alla porta dell'infermeria.

#3 L   Eleninetales 

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Scritto 17 gennaio 2010 - 19:07

Capitolo 3 – SANO 1a parte

L'infermeria era bellissima... sembrava una cattedrale in miniatura. C'erano una decina di letti, cinque a destra e cinque a sinistra ed erano tutti vuoti.
L'infermiera era dentro il suo ufficio, posto alla fine della fila di letti sistemati a destra. Sano bussò dolcemente alla porta. Anche troppo dolcemente, si ritrovò a pensare Alyssa. Una donna dall'aria gentile, che sarebbe potuta sembrare una di quelle zie che ti cacciano 50€ in mano ogni volta che ti vedono, aprì la porta. “Ciao Sano, che ci fai qui, non hai lezione?” chiese la donnina. “La professoressa Stephanie non è ancora rientrata dalle vacanze e quindi ho tre ore libere... ho accompagnato questa dolce pulzella qui per impegnare il tempo” La donna spostò lo sguardo su Alyssa. Ecco, adesso mi chiederà se sono la sua ragazza, si ritrovò a pensare lei.
Ma la donnina invece le disse “Ah, una delle ragazze nuove... Io sono Cosmina, l'infermiera capo della scuola. Cos'hai stella? Ti senti poco bene?” “Ecco... ho solo un po' di mal di testa, tutto qui.”
Sano rise “Ma come? Se prima di portarti qui sembrava che la testa ti si stesse spaccando in due?”
Cosmina lo rimproverò “Ti manca sempre il tatto, eh Sano? Passano gli anni, ma tu resti sempre uguale! Scommetto che sei ancora cotto di...” “Alyssa avrebbe bisogno di una scatola di aspirine!”
“Si, certo, vado subito a prenderle...” E scambiò una lunga occhiata col ragazzo.
Finché Cosmina rovistava, Alyssa chiese “E così hai la ragazza! Dovevo aspettarmelo!” “Ma anche no. Sono single e selvaggio!” rispose lui nervosamente. Che strano... magari è solo innamorato, ma lei non ricambia.

Cosmina tornò con la scatola. Porse in bicchiere ad Alyssa e glielo riempì d'acqua. Alyssa ingoiò una pastiglia e, dopo aver ringraziato l'infermiera, se la filò insieme a Sano.
“Sinceramente, non ho voglia di rientrare in classe.” Disse Sano. Era estremante depresso. Non sapeva se poteva fidarsi della nuova ragazza, anche se sarebbe venuta a saperlo comunque. Cose come questa sono un pettegolezzo succoso.
“Nemmeno io se è per questo, voglio aspettare che faccia effetto la pastiglia.”
“Che ne dici di uscire in parco?”
“Mi sembra un'ottima idea!”

Il parco era sterminato. Il sole baciava i numerosi alberi lo ornavano. Sano e Alyssa si sedettero sotto uno di essi, un salice piangente, che si affacciava su una polla d'acqua rilucente.
“Se non ci conoscessimo poco, direi che ci stai provando con me!” Sano sorrise appena.
Alyssa dovette ammettere che il ragazzo cominciava a piacergli. I sui modi erano dolci, e il suo sguardo tendeva spesso al cucciolo bastonato.
Il ragazzo sospirò forte. “Sai Alyssa... c'è una cosa che devo dirti...”

Questo messaggio è stato modificato da Eleninetales: 17 gennaio 2010 - 19:11


#4 L   Eleninetales 

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Scritto 26 gennaio 2010 - 12:45

Finalmente, dopo un secolo di ritardo, posto il quarto capitolo. Era in versione più lacrimosa su carta, ma non volevo farne un dramma russo, e l'ho modificato ;D
segnalatemi se ci sono errori.:*



CAPITOLO 4 - SANO 2a parte

“Casa dovresti dirmi? Che sei un assassino? Che di notte ti trasformi in un lupo e ti fai la ceretta per tutta la notte?”
“Magari... non è una cosa che una ceretta può risolvere...”
Alyssa si portò una mano alla bocca “Non sarai malato, spero!”
Sano appoggiò la testa all'albero e chiuse gli occhi. “C'è gente che ancora lo pensa, ma in realtà non lo è”
“E allora cos'hai?”
Gli occhi azzurri di Sano incontrarono quelli di Alyssa. Così profondi e così tristi... pensò. Come se avessero dovuto sopportare un sacco di dolore.
“Non ci arrivi?... E' difficile da dire... sai,mi ha rovinato la reputazione qui dentro... E mi rovina la vita fuori da qui. Non so ancora perché i miei non mi abbiano sbattuto fuori di casa, visto come la pensano. Probabilmente solo perché sono il loro unico erede e me ne intendo di finanza. Comunque... mi piacciono i ragazzi.”
Fra i due calò il silenzio. Fu Alyssa a romperlo. “ Cioè, tu hai fatto tutti sti giri di parole... per dirmi 'sta puttanata?”.
Sano si irritò “Per me non è una puttanata! Hai idea di quale inferno sia la mia vita? Tutti che ti considerano anormale, che ti prendono in giro. Persino la tua famiglia non ti dà una mano. Quando l'ho rivelato a mia madre, lei si è messa a piangere.”
Alyssa gli appoggiò la mano sulla spalla “Mi dispiace... intendevo che non è una cosa grave, a parer mio. Se poi in giro ci sono un sacco di fessi, non è colpa mia. Senza offesa per tua madre.”
Sano si morse il labbro. “ Davvero non ti importa? Non vuoi evitarmi come la peste?”.
Lei sorrise “Davvero. Certo, sei una gran perdita per il genere femminile, con i tuoi muscoli poi...” e gli strizzò l'occhio.
Il ragazzo ridacchiò, sollevato, e la abbracciò forte “Ehi, piano, che fai ballare la conga ai miei ormoni!” Lui la strinse lo stesso. Non che ad Alyssa dispiacesse.
Sano la lasciò “sarai mia amica allora?” “Certo! Basta che mi lasci i bocconcini che scarti perché etero!” “Ah, beh, puoi tenerteli pure!”.


Il silenzio cadde di nuovo fra i due giovani. Anche se era un silenzio diverso, carico di sollievo e felicità [mi sembra di essere su un cartone animato tipo teletubbies °_° n.d.S].
Dopo un paio di minuti, Alyssa si perse in un'espressione concentrata.
“Cos'hai?” Le chiese sano preoccupato, scostandole i capelli. “Oh, niente di grave. Riflettevo sulla scena in infermeria e su chi potesse essere il tuo prediletto.”
“Fugherò tutti i tuoi dubbi. E' il figlio del banchiere Ronald Helley.” “Non ho la più pallida idea di chi sia.”
Sano sgranò gli occhi. “Ma in che mondo vivi? Come fai a non sapere chi è?” “Eh, sono appena arrivata, mica posso conoscere tutti!”
Sano scosse la testa “Si, sei proprio diversa dagli altri... Facciamo una cosa, visto che ora ha allenamento di calcio, posso mostrartelo!” Alyssa alzò gli occhi al cielo. “Certo, come se non ti importasse di vederlo tutto sudato ed ansimante!”
“Ha la caviglia slogata, non può correre. Credo che lo vedremo seduto in panchina... però non è che mi dispiaccia pensarlo come me l'hai proposto tu!” Ribatté lui sorridente,e si alzò.

Il tragitto non durò più di cinque minuti. I ragazzi si misero nella parte dove finiva la tribuna e cominciava la rete, spiando la squadra. “Lo vedi quello seduto in panchina, di fianco all'allenatore? Lui è Matthew.” Era davvero carino, sempre sulla linea di Sano. Aveva i capelli castani, con qualche sprazzo biondo. Il viso concentrato stava seguendo i compagni.
“Non lo sa che lo ami, vero?”
“No.”
“E tu non glielo vuoi dire?”
Sano appoggiò la fronte sulla rete. “Non vuole ammettere di essere come me. Vedi, io sono stato il primo a fare outing qui dentro, e ha visto le conseguenze. Non vuole fare la mia fine, anche se credo che i suoi genitori sarebbero più comprensivi dei miei.” Alyssa lo abbracciò e gli accarezzò i capelli. “Mi dispiace tanto. Posso solo immaginare come ti senta. Ma come fai tu a saperlo?”
Lui sospirò forte. “Una volta ci siamo quasi baciati. E ho notato come mi guarda. O meglio, l'hanno notato in molti, ma siccome è potente, fanno finta di aver visto male.”


Entrambi si voltarono verso Matthew. Un ragazzo biondo grano, gli stava porgendo al borraccia.
“Credo che ti farò un po' di informazione sociale. Quello è Jace, figlio del presidente della camera dei Lord inglese. E' il più importante qui dentro, ed è il migliore amico di Matthew. E perfettamente eterosessuale, anche se single al momento.”
“Sarà il solito cagone. Peccato però, sembrava carino.” “Carino? Aspetta di vederlo da vicino. E, precisamente, cosa intendi dire con il termine “cagone” ? ” Alyssa sorrise. “Si usa dalle mie parti per dire che uno è snob. Davvero è un figo da paura?” “Fidati. Ma tanto non sta con nessuno perché cerca una ragazza che non sia snob, anche se sarebbe meglio fosse nobile, sai, per il lignaggio di famiglia.” Alyssa sospirò. “Insomma, perso pure questo!”
La ragazza gli batté sulla spalla “Dai, andiamo, che è quasi ora di pranzo!” “Si, meglio. Affoghiamo i nostri timori e dispiaceri nel cibo!”
E si avviarono sorridendo verso la mensa.

Questo messaggio è stato modificato da Eleninetales: 12 luglio 2010 - 15:57


#5 L   Eleninetales 

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Scritto 22 febbraio 2010 - 19:48

Lo so che è corto, ma è un periodo difficile e impegnato... mi sto sforzando di mantenere il tono, però è difficile. Un "nuovo" personaggio entra in scena... che ne sarà di noi?


Capitolo 5 - Pane e Pettegolezzi (Attento se ti ingozzi)

La sala da pranzo era decorata da settembre a novembre con tendaggi e tovaglie color oro e rosso. Gli enormi finestroni lasciavano un'ampia vista sul parco. Era proprio quello che Alyssa fissava assente, aspettando che Sano finisse di riempirsi il vassoio di cibo spazzatura.
"Ehi, chi si rivede!" Irma appoggiò il vassoio alla destra di Alyssa.
"Posso, vero?" Chiese, sedendosi.
"Ovviamente." Rispose Alyssa assente. "Che peccato che tu ti sia persa la lezione di storia" "Già" " Sai cosa è successo al prof? E' entrato un pazzo armato di mannaia che lo ha decapitato e poi ha usato la sua testa come fermacarte mentre spiegava come Machiavelli abbia avuto un ruolo determinante nella carestia delle patate del 1850 in Irlanda"
"Interessante."
Irma sbuffò e si avvicinò al suo orecchio "Terra chiama Alyssa, terra chiama Alyssa! Svegliati!"
La ragazza sobbalzò e si tappò il timpano. "Scusami, ma eri un po' distante..."
Alyssa la guardò malissimo, mentre Sano le si sedeva davanti.
Il ragazzo studiò Irma attentamente, e lo stesso fece lei. Dopo alcuni attimi, parlò. "Irma...? Sei tu...?" La ragazza lo fissò, meravigliata. "...Sano?... Accidenti! E' passato un secolo!"
Alyssa rimase a fissarli stranita mentre si scambiavano abbracci e saluti affettuosi.
"Irma era la mia vicina di casa fino a quattro anni fa." Spiego Sano ad un'allibita Alyssa. " E sa già di quella cosa di cui abbiamo discusso prima". Gli occhi di Irma si fecero famelici. "Si, abbiamo fatto parecchie telefonate a riguardo..."
A Sano brillarono gli occhi. "L'hai visto?"
Irma annuì. "Si, l'ho incontrato in corridoio... non mi sembra sto gran che!"
"TACI, MEGERA! Che di uomini non capisci nulla!" Irma rispose con una linguaccia.
Il battibecco durò pochi minuti e si risolse in risate.
Tutto sommato, pensò Alyssa, sono due bravi ragazzi. Sono stata davvero fortunata a conoscerli.

Mentre si abbuffavano Irma e Sano informarono Alyssa su "Chi fosse Chi" e stilarono una lista dei più belli della scuola. Jace sbaragliò la concorrenza.
"Cos'avrà mai questo Jace di tanto speciale..."sbuffò Alyssa. "Beh, è un gnoccolone che non ti dico, è simpaticissimo e tanto dolce..." "simpaticissimissimisimo, vero Irma? E la marmotta fa la cioccolata..." La schernì la ragazza.
"No, davvero. Era il mio compagno di banco a matematica tre anni fa nella mia scuola precedente, la Saint Lawrence. La mattina, quando ero depressa, faceva sempre a metà con me la sua scorta di cioccolata giornaliera." Con lo sguardo sognante, Irma si lanciò con forza in un mondo di favolose fantasie.
Alyssa, irritata, si rivolse a Sano, che la stava guardando con sguardo strano, a metà strada fra l'allarmato e il divertito. "Che hai?" "Nulla" rispose Sano, ora più sul divertito.
Ad un passo dall'esasperazione, la ragazza scosse Irma "In parole povere, è il cugino finto di Willie Wonka!"
"Quello originale o quello interpretato da Depp?". Fece una voce sconosciuta alle spalle di Alyssa.
La voce era carica di insolenza adolescenziale e ironia amara, ma non era fastidiosa. Anzi, era morbida... quasi come il cioccolato. In un certo senso era ipnotica. Sembrava di ascoltare un Dottor House sedicenne.
Il proprietario della voce si sedette alla sinistra di Alyssa. La guardava con un sorrisino ironico, che incurvava verso l'alto il lato sinistro delle labbra e lo rendeva ancora più carino di quello che era già.

"C-C-C-Ciao J-J-ace" Salutò Irma tremante.

"Oh, oh!" fu tutto ciò che Alyssa riuscì a pensare.

(avvisatemi se ci sono errori)
Immagine

"Ogni adolescente del cavolo di questo mondo sente quello che sentivi tu: si sente rotto, fuori posto, diverso, come un principe nato per sbaglio in una famiglia di contadini. La differenza è che nel tuo caso è vero. Tu sei diversa. Forse non migliore... ma diversa. Ed essere diversi non è una passeggiata. Vuoi sapere com'è quando i tuoi genitori sono delle brave persone che vanno in chiesa e tu nasci con addosso il marchio del Diavolo? Quando tuo padre rabbrividisce solo a vederti e tua madre si impicca nel fienile; impazzita alla vista di suo figlio? Quando avevo dieci anni mio padre cercò di affogarmi in un torrente.Io lo colpii con tutta la forza della mia mente. Lo carbonizzai dove si trovava. Alla fine andai a rifugiarmi dai sacerdoti della chiesa. Mi nascosero. Dicono che la compasione è un cibo amaro, ma è sempre meglio dell'odio. Quando scoprii cos'ero in realtà, un essere solo per metà umano, mi odiai. E qualsiasi cosa è meglio di questo.
-Magnus Bane, City of bones

#6 L   Eleninetales 

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Scritto 25 febbraio 2010 - 14:26

CAPITOLO 6 - Ricordi
Jace sbadigliò. La nottata prima aveva “socializzato” con quelli che si facevano passare per i suoi amici.
In realtà, erano un branco di idioti patentati che, come sentivano l'odore dei soldi, iniziavano a scodinzolare come cagnolini per averne un po'.
L'unico amico vero che aveva era Matthew. Insieme condividevano il suo grande segreto. Il segreto che aveva rovinato che aveva rovinato un vecchio amico di Matthew. Anzi, il suo Amore Segreto.
Perché questo era il segreto. A Matthew piacevano i ragazzi.
Jace ricordava ancora il giorno in cui il ragazzo gliel'aveva confessato.

Un bussare frenetico alla porta della stanza. Fuori la pioggia cade fine e delicata, ma costante e testarda.
Jace si sta asciugando i capelli con un asciugamano nero, che fa sembrare i suoi capelli ancora più biondi di quel che sono già.
Si avvia verso la porta, dove il bussare si è fatto praticamente insopportabile.
Appena la apre,un ragazzo dai capelli castani gli si getta contro e lo supplica di farlo entrare.
Ovviamente il biondo acconsente e chiude a chiave la porta “così nessuno ci sentirà.” asserisce.
Gli fa cenno di sedersi sul letto e li gli cinge le spalle con un braccio, bagnandosi la camicia nera. Il ragazzo è zuppo, è rimasto sotto la pioggia.
“Jace... stavo per fare la stronzata più grande della mia vita.” e riscoppia a piangere.
“Su, su... raccontami tutto!” lo incoraggia Jace.
Allora il ragazzo racconta di come ha trovato ad aspettarlo fuori dallo spogliatoio il suo vecchio amico Sano. Quello che tutti prendevano in giro.
Il castano singhiozza forte. Non piange quasi mai, perché un uomo non piange. Ma in quel momento si sente tutto fuorché uomo.
Racconta a Jace del dolore nel viso del suo amico. Di come lo abbraccia. Di come gli confessa che così non può più andare avanti. Di come gli dichiara il suo amore, celato per anni per il suo bene.
Jace, che ha ascoltato in silenzio, chiede in un soffio “ e tu cosa gli hai risposto?”
Matthew lo guarda e solo dopo qualche secondo riesce a rispondergli “ che è un mostro e che deve stare il più lontano possibile da me.”. Poi gli dice che è scappato via.
“Perché te ne sei andato?”
“perché sono un mostro anche io... Jace, io lo comprendo, e ricambio il suo sentimento. Ma non posso amarlo, sarebbe la mia fine, capisci?... Io non sono forte come Sano. Era lui a proteggermi dai ragazzi più grandi! E lui c'era sempre quando io avevo bisogno... Mi sento un verme.”

Il silenzio si protrae fra i due. E' sempre Matthew che decide di romperlo.
“Adesso cosa farai? Lo dirai a tutti? Ti allontanerai da me perché sono uno sporco finocchio?” Matthew ormai sta quasi urlando.
Jace lo guarda inorridito. “ Mai...” sussurra. “Non ti abbandonerò mai! Tu sei il fratello che non ho mai avuto. Ti voglio un bene dell'anima e sei l'unico amico vero che ho. Insieme ne verremo fuori, vedrai. E io ti appoggerò sempre, che tu lo voglia rivelare a Sano o no, puoi starne certo.”
I due si abbracciano e Matthew sussurra “Il discorso è chiuso. Rinuncerò a Sano, dovesse costarmi il cuore.”


Jace aprì gli occhi. Un gruppo di ragazzi rideva sguaiatamente. Che cazzo ci sarà da ridere prima di iniziare una lezione di matematica? Pensò, assonnato.
Il suo sguardo si posò su una ragazza che stava percorrendo il corridoio fra i banchi per raggiungere il posto vuoto, accanto ad una tipa dai capelli neri. A Jace parve familiare, ma ci volle un po' di sforzo per ricordare chi fosse.
Irma Fairyrose, la tipa simpatica del corso di matematica alla Lawrence. Chissà come mai aveva cambiato scuola.
Jace la vide presentarsi alla mora, finché non arrivò il professore.
Fu allora che Jace appoggiò la testa sul banco e si addormentò.
Immagine

"Ogni adolescente del cavolo di questo mondo sente quello che sentivi tu: si sente rotto, fuori posto, diverso, come un principe nato per sbaglio in una famiglia di contadini. La differenza è che nel tuo caso è vero. Tu sei diversa. Forse non migliore... ma diversa. Ed essere diversi non è una passeggiata. Vuoi sapere com'è quando i tuoi genitori sono delle brave persone che vanno in chiesa e tu nasci con addosso il marchio del Diavolo? Quando tuo padre rabbrividisce solo a vederti e tua madre si impicca nel fienile; impazzita alla vista di suo figlio? Quando avevo dieci anni mio padre cercò di affogarmi in un torrente.Io lo colpii con tutta la forza della mia mente. Lo carbonizzai dove si trovava. Alla fine andai a rifugiarmi dai sacerdoti della chiesa. Mi nascosero. Dicono che la compasione è un cibo amaro, ma è sempre meglio dell'odio. Quando scoprii cos'ero in realtà, un essere solo per metà umano, mi odiai. E qualsiasi cosa è meglio di questo.
-Magnus Bane, City of bones

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