Southern Island ~ Pokemon Community: James [ff & Comments] - Southern Island ~ Pokemon Community

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James [ff & Comments]

#1 L   Novecento 

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Inviato 25 June 2009 - 16:29

Vermilion City era in pieno fermento. Erano da poco passate le due e l’ora di punta era perciò già trascorsa. La città si riempiva di un viavai di gente che tornava al proprio consueto lavoro. E, come di consueto, al molo attraccava la S.S. Aqua.
Dall’imbarcazione scese un ragazzo di dieci anni, con un cappello bicolore e la speranza negli occhi. Era determinato a conquistare Kanto, a diventarne padrone indiscusso come quell’allenatore leggendario in esilio aveva fatto tre anni prima. Anzi, sarebbe diventato ancora più grande.
Un uomo stava camminando con un mazzo di fiori in mano, sulla via adiacente al molo e, quasi per caso lo vide. Lesse nei suoi occhi tutto quello che chiunque altro non avrebbe potuto sapere. «Quel ragazzo» disse «Quel ragazzo farà grandi cose». «Come lo sai, papà? » domandò curioso un ragazzino di nove anni che seguiva l’uomo.
Il signore, senza rispondere, guardò avanti.
Quando arrivò davanti al ponte un controllore lo fermò «Di qui si va per la S.S. Aqua».
«Lo so. Infatti devo salire» sorrise l’uomo.
«Mi spiace, la nave è al completo e non ci sono più biglietti».
«Ma io ho prenotato. Controlli. Mi chiamo William Meyer» disse lui, mostrando la carta d’identità. Il controllore sbirciò su una lista che teneva in mano, poi fissò l’uomo e sorrise «Allora benvenuto sulla S.S. Aqua. Mi perdoni se sono stato sgarbato, di questi tempi molto vogliono salire. Si goda il viaggio». Detto questo si spostò e i due passarono oltre.
«E ora? » domandò il ragazzo «Non mi avevi detto che saremmo partiti. E la mamma? ».
«Infatti non partiamo» rispose l’uomo «Vieni, salta».
Attraversò il piccolo spazio fra il ponte e la terraferma con un balzo e invitò il figlio a seguirlo. Questi spiccò un salto e raggiunse il padre.
Avanzarono fino ad una scogliera sopraelevata, e lì si fermarono quasi per ammirare il panorama.
Da lì era possibile vedere la folla di passeggeri della nave che saliva, andando verso la propria strada.
«Ora mi dici perché siamo qua? » chiese nuovamente il ragazzo.
«Perché l’anno prossimo tu sarai allenatore».
«Questo lo so».
«Sei abbastanza grande da sapere la storia».
A quelle parole il ragazzo si incuriosì «Storia? ».
«Saprai anche tu» proseguì l’uomo «Che la S.S. Aqua non fu l’unica nave ad approdare in quel porto».
«No, certo, inizialmente vi viaggiava la S.S. Anne. Venivamo spesso insieme a vederne la partenza» rispose il ragazzo «Ma questo cosa c’entra? ».
«Non ti sei mai chiesto perché da tre anni non veniamo più qua? ».
Il ragazzo fu spiazzato da questa domanda.
«Quando tu eri piccolo, quella gloriosa nave terminò la sua carriera. Quasi esattamente tre anni fa».
«La smantellarono? ».



Era il sogno di ogni uomo salire su quella nave. Ogni anno passava da Vermilion City dopo aver approdato in chissà quanti altri porti, porti che solo i passeggeri conoscevano veramente. Era l’incrocio, il bivio dove chiunque poteva rincominciare la vita in altri luoghi altrimenti irraggiungibili. La S.S. Anne era la meta di tutti. E stava per partire.
Red uscì dall’imbarcazione ancora orgoglioso: aveva recuperato la Macchina Nascosta numero uno e poteva finalmente sfidare Surge. Ma, quando varcò la soglia e si avviò sul ponte deserto, la nave emise un suono e i primi sbuffi uscirono dal comignolo. In poco tempo, sotto lo sguardo inebetito di Red, la nave si mise in moto e iniziò a partire.
James fissava il ragazzo con i suoi intensi occhi azzurri. Gli carpiva l’anima mentre l’ignaro Red guardava il mare, sorpreso. «Farà grandi cose» disse tra sé e sé.
Vermilion City si stava lentamente svuotando: i passeggeri precedenti tornavano finalmente a casa in groppa ai più vari pokémon.
«No, dai, hai passato tutto il tempo dell’imbarco a telefonare a tua moglie? Non siamo mica sul Titanic, torniamo, eh! ».
«Piuttosto, hai sentito dell’inverno alle isole Orange, quello rigido di cui parlano alla TV? » domandò un altro «Era ora che anche loro provassero il freddo! ».
James si voltò e volse lo sguardo ad un gruppo di giovani che stavano discutendo tra di loro.
Un vecchio gli si avvicinò «Guarda questa generazione. Sono adulti, ormai, eppure non hanno il minimo rispetto per gli altri. Con tutto questo caos che fanno, poi…».
James rimase per un attimo a fissarli come incantato, poi rispose «Io non credo. Senza quella nuova generazione, il mondo non sarebbe andato avanti. E poi credo di avere la loro età, eppure non mi comporto come loro».
A quelle parole il vecchio lo squadrò, poi rise «Non dire sciocchezze! Si vede che hai molti anni in più di loro! ».
Poi si allontanò, e James lo seguì con lo sguardo. Un uomo vissuto come era lui doveva apparire ben più vecchio di quanto non si immaginasse.
«Ehi, quello ti ha disturbato? » disse una voce dietro di lui. Era uno dei giovani, il più grande tra loro, di circa ventott’anni, separato dal gruppo «Lo conosciamo, sai, ha la mania di criticare chiunque, faceva così anche a Vermilion. Tu invece chi sei?».
«Mi chiamo James» rispose lui. Il giovane gli strinse la mano «Di dove sei? Non ti ho mai visto là in città».
«Oh, è normale» rispose sorridente James «Io non sono di qui. La mia famiglia nacque a Celadon City».
«Ah, quindi vieni da lontano! » esclamò «Com’è là? ». «Peggio che qua» rispose, e il giovane si mise a ridere «Sei simpatico. Io mi chiamo Bill. Siamo in vacanza, io e gli altri» e indicò i giovani di prima. «Piuttosto, hai sentito della festa? » domandò Bill.
«Hm? ».
«Stasera si festeggia la partenza. Ci sarà un party che durerà tutta la notte. Semmai ci vediamo là, okay? Perché io ora vado. Ciao» disse Bill, e poi si avviò assieme al suo gruppo.
Potevo chiedergli in che cabina era. Sarebbe stato interessante farmi un amico su questa nave, pensò James.
Poi tornò a fissare i flutti che si muovevano lentamente mentre la S. S. Anne proseguiva lentamente il suo viaggio. Lui aveva posato tutti i suoi bagagli mentre gli altri erano ancora sul molo, in attesa di imbarcarsi. Capirai che fatica, una valigia.
I suoi pensieri tornarono a Celadon City. Alla sua casa. Quasi non credeva di aver coronato il sogno della sua vita, di essere finalmente salito sull’Anne tanto bramata.

La luna era alta in cielo, e tutto era calmo. Le onde erano inesistenti, e sarebbe stata la serata ideale per stare su una panchina del ponte ad osservare le stelle, rilassati. Invece tutti erano chiusi nella sala da ballo, stipati come tazze da the dentro una credenza.
La maggior parte dei passeggeri danzava oppure era fissa al bancone del rinfresco, colmo dei più svariati cibi. Eppure, James non era allegro. Anzi, era cupo, lì, fermo al bancone, a non fare niente. A Bill sembrò quasi che fosse in lutto. Uscì dalla rampa da ballo e si avvicinò all’amico.
«Che c’è? Ti è morto il gatto? ».
Senza proferire parola, James uscì dalla stanza.
La luce del satellite terrestre era l’unica illuminazione in quella notte buia e quando Bill uscì brancolava nelle tenebre. James, al contrario, sembrava perfettamente a suo agio. Si andò ad appoggiare sulla balaustra. Sotto di lui era il mare, scuro e agitato.
«Ehi, c’è qualcosa che non va? » domandò Bill «Scusa per la battuta, io non…».
«Oh, tranquillo, non me la sono presa. Non l’ho neanche avuto, io, un gatto» replicò James abbozzando un sorriso quasi indistinguibile nel buio.
Bill si accostò all’amico «Ma allora perché non torni dentro? ».
James iniziò a fissare l’orizzonte «Non mi sento a mio agio».
Immaginando il volto confuso del compagno, si affrettò a precisare «Non fraintendere, tu mi sei simpatico. È l’atmosfera che non mi va giù. Fin da piccolo sono sempre stato isolato. Celadon City è una città tanto grande e confusionaria che non riesci a trovare il tuo posto, se anche solo non aspiri a diventare il più grande allenatore di tutti i tempi: ti senti perso, punto. E alle feste ero sempre lì, in un angolo, mentre i miei amici si divertivano. Col tempo smisi di andarci».
Bill si appoggiò a sua volta al parapetto del ponte «Ma in un dato momento della tua vita dovrai crescere, no? Non puoi vivere per sempre nel passato. Hai degli amici, ora, o quantomeno hai me. Se ti interessa conoscere i miei guarda che non ho problemi…».
James sorrise, ma non era un sorriso felice «Non sono esattamente la persona che necessita di amici intorno. Uno o cento non cambierebbero la mia situazione. Ormai non ho nessuno al mondo, e gli amici non potrebbero riempire il vuoto che ho dentro, in qualunque numero essi si presentino».
Bill rimase lì, inebetito, senza possibili risposte, senza poter dire niente. «Beh, io torno dentro. Se hai bisogno di me chiamami pure».
Mentre si allontanava James si voltò «Ehi! Qual è il tuo numero di cabina? ».
Il giovane si girò e, alzando la voce, rispose «217! Ma perché? ».
«Magari un giorno di questi passo a farti una visita! » replicò James e Bill, sorridendo, rientrò nella sala da ballo.
James tornò a fissare il mare calmo che si stagliava come un terreno infinito intorno a lui. Guardò in basso e si fermò, sentendosi gelare il corpo. Sotto di lui la schiuma dei flutti si era fatta più fitta. Di poco, ma era un segnale grande, per lui. Rimase lì a fissare il lento ammucchiarsi di schiuma, che continuava a ricambiarsi come se tante onde si stessero abbattendo, una dopo l’altra, su uno scoglio invisibile. Qualcosa stava sfiorando l’acqua dall’interno dell’oceano, era certo.
Lentamente la schiuma sembrò cambiare posizione, come se la nave fosse aumentata di velocità distanziando quello che c’era sotto.
Oppure quella cosa è rallentata.
James iniziò a spostarsi verso sinistra, nella direzione della poppa, per tentare di seguire quella sorta di incerta creatura che seguiva l’Anne. Si fermò alla parte posteriore dell’imbarcazione e si affacciò oltre la decorata balaustra della crociera. Lì quel corpo era fermo, quasi attaccato alla parte più bassa della poppa. E seguiva la nave.
«Ehi, tu, che ci fai lì? Non ti puoi affacciare» lo riprese una voce dietro di lui. James si voltò: era un membro dell’equipaggio «Ehi, stai per vomitare? ».
«No, no, stia tranquillo, sto bene» replicò lui «Anzi, me ne vado subito. Torni pure alla timoneria». «Ma che…» disse l’uomo, poi si avviò via. Non aveva fatto cenno di dove dovesse andare, di questo era certo.
Anche James iniziò ad allontanarsi, tornando nei pressi della sala da ballo.
Non c’era quando eravamo a Vermilion City, e fin lì ci siamo. Ma allora perché segue la nave? No, calma James. Di sicuro è un caso, sarà un pokémon che si trova in queste acque. Un Huntail. Oppure un Gyarados, sì, dev’essere un Gyarados.
Ma l’auto-convincimento di James non servì a molto. Era ancora nervoso. E si insinuava sempre di più in lui il pensiero che l’Anne non fosse sicura.
Tornò nella sua cabina e accese la luce. La stanzetta sembrava quasi spettrale. Si sedette alla piccola scrivania e afferrò la penna della nave. Portò davanti ai suoi occhi un foglio di carta e iniziò a scrivere.

Quando James si svegliò il sole filtrante dalla finestra lo ricopriva quasi per intero, rendendolo quasi avvolto dal bagliore. Il suo primo pensiero si diresse alla visione del giorno precedente. Si vestì frettolosamente e uscì dalla cabina dirigendosi al ponte. L’Anne si stava lentamente risvegliando dal torpore mattutino e i primi ospiti svegli ebbero l’occasione di vedere un trentenne che correva verso la poppa della nave. Si affacciò, assicurandosi che non ci fosse nessuno nei paraggi e guardò in basso.
Nulla, solo la leggera schiuma provocata dal passaggio dell’Anne.
Possibile che abbia avuto solo un’allucinazione? Che in realtà non ci fosse nulla, che tutto fosse calmo, ieri?
«Ehi, James, tutto bene? » domandò Bill da lontano. L’uomo si voltò «Oh, sì, ciao Bill! Tutto bene ieri sera? ».
«Magnificamente. È stata una notte perfetta. Quando sono uscito ti ho cercato, ma tu…».
«Ero già a letto, probabilmente. Non sono abituato alle ore piccole».
«Capisco. Ti va di fare colazione con noi? Ci siamo appena svegliati».
«Volentieri» replicò James, ma la sua mente era ancora tra le nuvole, pensando all’allucinazione(?) dell’altra sera.
Mentre andavano a ricongiungersi con gli amici di Bill, nel silenzio più totale, James esordì «Controlla pure se hai chiuso la porta della cabina a chiave, non c’è problema, ti aspetto qui».
Bill si arrestò sgomento e fissò l’amico «E tu come lo sai? ».
«Te l’ho letto negli occhi».
Bill era sul punto di scoppiare in una fragorosa risata, ma si trattenne «No, seriamente, dai, come lo sai? ». «Te l’ho detto» replicò James «Si capisce dagli occhi. Sei preoccupato. Non ci vuole molto a capirlo. Dai, vai, ti aspetto qui».
Bill si allontanò tenendo lo sguardo fisso su di lui. Quello della cabina era stato un pensiero momentaneo che gli era appena venuto. Non era possibile che glielo avesse letto negli occhi, no, era assurdo. Che mi abbia letto nel pensiero? Che abbia questo dono?

Quella sera era fu più calma di quella precedente. La luna era offuscata da una grande nuvola che nel punto in cui si sovrapponeva al satellite sembrava quasi argentea.
James era calmo. Per la prima volta da quando si era imbarcato, il suo conscio era senza pensieri. Era pronto per cenare con Bill e trascorrere un piacevole viaggio fino allo scalo di Johto, dove sarebbe sceso per cercare una nuova vita. Era sicuramente stata un’allucinazione quella della sera prima, non aveva motivo di preoccuparsi.
D’improvviso il suo subconscio esplose.
Iniziò a tremare mentre era in cabina e si sedette sul letto.
Calma, è momentaneo.
No, non era affatto momentaneo. Era un presentimento. Un presagio negativo. Gli era capitato il giorno in cui sua madre era morta, e non l’aveva più scordato. Era una sensazione del tutto unica.
Ripensò alla visione di prima, all’oceano burrascoso che tempestava fuori dalla finestra e si sentì in pericolo.
Si udì un battito di una mano sulla porta «James, sei pronto? ». Il trentenne inspirò, si rialzò ed uscì.
«Ehi, tutto bene? Eravamo preoccupati, non dovevamo incontrarci a prua? ».
«Mi ero addormentato» mentì James.
Bill era solo e si stavano dirigendo al luogo d’incontro. «Agitato il mare stanotte, eh? ».
«Già» disse James. Ma non era tanto il mare che lo preoccupava, quanto la creatura che aveva visto la notte prima. Mai come in quel momento aveva sentito di aver visto qualcosa di grosso.
Un sommergibile? No, troppo piccolo. Un…EHI!
Uscì dal suo mondo e vide che uno degli amici di Bill lo chiamava. Rispose al saluto. «Si era addormentato» disse scherzosamente il suo compagno «Ma guarda se uno inaffidabile come lui doveva capitarci». Scoppiarono tutti, James compreso, in una sonora risata.

Mentre stavano entrando nella sala, qualcosa scosse la nave. Un cumulo di piatti cadde, causando un fragoroso rumore, e molte persone incespicarono e caddero. «Ma che…».
Bill non ebbe il tempo di finire che un altro scossone colpì l’imbarcazione, facendo cadere anche i pochi rimasti in piedi. Il pavimento iniziò ad ondeggiare lentamente e James e Bill si rialzarono. Accorsero sporgendosi pericolosamente sulla balaustrata esterna e guardarono in basso: le onde si frangevano sulla nave violentemente. «Ma non è possibile, non possono aver provocato questo caos delle onde! » esclamò Bill. James corse subito verso la poppa, colto da un dubbio atroce. All’improvviso dal basso sbucarono dei getti d’acqua che infransero il ponte all’interno, senza toccare il parapetto.
James si arrestò, sbigottito. L’Anne era stata trafitta da cima a fondo. Con attenzione, si sporse per guardare i danni. La nave aveva imbarcato una parte dell’acqua del getto che l’aveva penetrata. Lentamente, si stava inclinando dalla parte posteriore.
In breve si scatenò il panico e le scialuppe iniziarono ad affollarsi mentre l’equipaggio iniziava a coordinare i salvataggi. «CALMA! » sentì gridare nel megafono un addetto «Allora, tranquilli, le barche di salvataggio sono state controllate e sono sufficienti per tutti! ».
Bill iniziò a tranquillizzarsi, ma fu tirato nel caos da una mano. «Ehi, chi va là? ».
«Sono io! Andy! » disse una voce. «Ah, eccoti» disse Bill. Fu brutalmente caricato sulla scialuppa più vicina, mentre la nave era già semideserta.
«Allora, tutto bene? » domandò Andy. «E gli altri? ».
«Calmo, già salvi» replicò l’amico nel trambusto «Sono su quell’altra scialuppa».
«Ehi, fermo, e James? » domandò terrorizzato Bill. «Uhm, effettivamente non l’ho visto».
Bill rimase in trance per qualche minuto, ripensando a tutti i momenti trascorsi. «Non mi fermare» sussurrò. Poi si alzò e saltò sul ponte e iniziò a correre.
«BILL! » gridò con tutto il fiato che aveva nei polmoni Andy, ma l’amico era già lontano, mentre correva.
Non mi fermare?

«James? » chiamò Bill «Sei qui? ». La sala da ballo era completamente deserta e a James scivolò una lacrima al pensiero di come era stata piena il giorno prima. «James, io sto rischiando la vita per te, il minimo che potresti fare è dirmi che stai bene! ».
Non ci fu risposta. Il vociare all’esterno si stava affievolendo. Entro qualche minuto sarebbe stato solo. Sempre che non lo fosse già. I suoi pensieri si rivolsero a Andy, a sua moglie, che non l’avrebbe mai più rivisto, a suo figlio, che aveva solo sei anni. Iniziò a piangere, ma non voleva cedere. Doveva trovare il suo amico. «JAMES! ».
Mentre si voltava per cercarlo sul ponte udì un rumore di passi che risuonava come eco nel vuoto della nave. Iniziò a correre precipitosamente verso le scale per le cabine e lo vide.
Vide James seduto su un divano, rilassato, che guardava il mare da una finestra. Il pavimento era bagnato per le alte onde iniziali che avevano fatto entrare l’acqua. «James! » urlò, ma lui non sembrò reagire.
Iniziò a correre mentre il rumore dei flutti risuonava più forte che mai.
«Jam…».
Il grido fu stroncato da un fracasso che colpì le orecchie di Bill come un pugnale. Dal pavimento uscì un getto d’acqua che fece barcollare all’indietro il giovane e che crebbe rapidamente fino al cielo. Vide una creatura attraversare la colonna acquea come niente nella direzione della corrente e, oltrepassato il soffitto, uscire. Era una sorta di un uccello mai visto, con ali enormi. La luce che emise fu abbagliante e accecò anche la gente sulle scialuppe, che rimase a guardare mentre volava via con il favore del vento.
Per qualche secondo Bill non si rese conto di ciò che era successo. Poi comprese. L’Anne era stata squarciata in due, ed entrambe le parti stavano crollando come una zucchina divisa da un coltello per il lungo. Bill fu spinto dalla gravità verso il molo e vide sparire James, coperto dalla chiglia dell’altra parte dell’imbarcazione. Ma non c’era tempo di disperarsi, doveva sopravvivere.
Arrivò alla balaustra, che stava per collidere con l’acqua.
Con tempismo perfetto poco prima dello scontro si tuffò e nuotò il più rapidamente possibile per sfuggire al peso dell’Anne e al risucchio seguente. Raggiunse la scialuppa in cui era Andy e i rematori iniziarono a muovere freneticamente le braccia per salvarsi.

«Grazie al cielo è finita» sospirò Andy «Tutto bene? Si può sapere perché sei corso fuori? Hai rischiato di morire! ».
Bill iniziò a piangere «È morto. È morto. James era nella nave». Scoppiò in singhiozzi.
«Io non immaginavo…» disse Andy sgomento. «Uh? ». Guardò un piccolo pezzo di carta che sporgeva dalla tasca dell’amico. «Bill, hai una cosa nel cappotto».
Il compagno sollevò la testa e iniziò a frugare nella tasca che durante il bagno era stata chiusa e ne estrasse un foglio piegato in quattro. Iniziò a scrutarlo.
«Sembra…un diario» disse sorpreso «Il diario di ieri e oggi…di James».
«Che dice? ».
«Parla di una creatura avvistata iersera, di un presagio questa mattina…non capisco, non ne sapevo nulla».
«L’avrà infilato dentro la tua tasca nel trambusto»,
«…se dovessimo affondare oggi, non mi opporrò. La vita mi ha sbattuto al muro, mi ha tormentato, e se è destino che finisca non ne cercherò una nuova» disse Bill fissando lacrimante il foglio.
«Uh? ».
«È la sua ultima frase. L’ultima cosa che ha scritto qui».



Quando il padre ebbe terminato il racconto al bambino sgorgò un pianto dagli occhi.
«Per questo siamo qui» disse il padre «Per onorare James e la sua morte, morte che non conosce nessuno. Sono tutti convinti che nessuno sia morto in quella tragedia».
Lanciò il bouquet di fiori che si portava appresso nel mare e il ragazzo lo vide affondare nel blu.
«Potrei farti qualche domanda, papà? ».
«Certo».
«Tu come sai questa storia? ».
«Io ero su quella nave quando accadde» disse il padre.
«Sì, ho capito, ma…va beh, non importa. Il potere di James…qual’era? ».
«Ancor oggi non ne ho idea…potrebbe essere lettura della mente. Ma io sono convinto che fosse una persona tanto calma e pensierosa da poter scrutare l’anima delle persone con un’occhiata. Senza dubbio non era ordinario».
Un suono riempì l’aria: l’Aqua si apprestava a compiere il suo viaggio a Johto.
«Meglio muoversi, prima che chiudano l’entrata e rimaniamo qua, figlio, vieni» disse il padre, e iniziò ad avviarsi.
Dalla tasca del padre cadde un foglio. Il ragazzo lo raccolse e, prima di restituirglielo, gli diede una rapida occhiata.
Caro Bill…

#2 L   Emp 

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Inviato 28 June 2009 - 15:49

Commento qui?
Bravo Novi!
Ben scritta, storia interessante..insomma, bravo!

Messaggio modificato da Empire il 28 June 2009 - 15:49


#3 L   Sisthra 

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Inviato 29 June 2009 - 13:42

Bellaa! ben scritta.
Povero james....io però avrei una domanda.perchè il povero Lugia dovrebbe,di punto in bianco,fare a pezzi un transatlantico?
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#4 L   Shiro 

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Inviato 29 June 2009 - 14:00

Ebbravo il nostro N00becento. :look:
Veramente bella, ben scritta, piacevole, interessante.

P.S.: Memoria? :°D
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Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine... La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema. Non è quello che vidi che mi fermò, Max. È quello che non vidi. Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine. C'era tutto. Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo. Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.

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#5 L   Novecento 

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Inviato 29 June 2009 - 14:37

Visualizza MessaggiSisthra, su 29 Jun 2009, 14:42, detto:

Bellaa! ben scritta.
Povero james....io però avrei una domanda.perchè il povero Lugia dovrebbe,di punto in bianco,fare a pezzi un transatlantico?

Senza ragione. Cioè, avrai capito che è ambientata durante il secondo film, ho immaginato che l'Anne fosse affondata nei pressi delle Orange e che Lugia fosse frettolosamente intervenuto a bloccare la catastrofe dei tre uccelli come nel film accade.
In realtà poteva anche evitare, era una coincidenza che là sopra si trovasse la nave.

Visualizza Messaggi~ S h i r o, su 29 Jun 2009, 15:00, detto:

Ebbravo il nostro N00becento. :look:
Veramente bella, ben scritta, piacevole, interessante.

P.S.: Memoria? :°D

Memoria ho perso il filo della storia, quando lo ritrovo la finisco :D

#6 L   Lady Zyid 

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Inviato 29 June 2009 - 18:48

Esattamente quello che mi sarei aspettata da te Novy, scritta molto bene direi :sisi:

#7 L   Shiro 

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Inviato 08 July 2009 - 09:57

Visualizza MessaggiNovecento, su 29 giugno 2009 - 15:37, detto:

Senza ragione. Cioè, avrai capito che è ambientata durante il secondo film

..
E' ambientata nel secondo film? °_°
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Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine... La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema. Non è quello che vidi che mi fermò, Max. È quello che non vidi. Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine. C'era tutto. Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo. Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.

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#8 L   Novecento 

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Inviato 08 July 2009 - 11:18

Visualizza Messaggi~ S h i r o, su 08 luglio 2009 - 10:57, detto:

..
E' ambientata nel secondo film? °_°

Di preciso da dove credevi spuntasse fuori Lugia, e i riferimenti all'inverno alle Orange?

#9 L   Dark_Sunshine' 

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Inviato 08 July 2009 - 16:18

Molto bella °ç° ci sarà il seguito?
Rateo solo in Uber e in NU.

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CERCASI GRAFICO CON MENTE MALATA E UN PO' DI TEMPO

#10 L   Novecento 

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Inviato 08 July 2009 - 16:37

Nono, è One Shot, è finita qua. Ma poi non riuscirei proprio ad immaginare il seguito, quando l'ho concepita la FF finiva già così, era una delle poche cose sicure :D

#11 L   lord Martiya 

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Inviato 08 July 2009 - 20:12

Davvero stupenda.
Enrico's PokePet
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Snyer the level 99 Weavile!

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#12 L   Lady Zyid 

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Inviato 08 July 2009 - 23:23

Sarà anche One Shot, ma un seguito a sorpresa non sarebbe male :sisi:

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